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Cenni storici

Il contesto naturalistico dei primi del ‘900


Per gran parte della prima metà del Novecento, il litorale tra San Felice Circeo e Terracina restò un tratto di costa in larga parte naturale e fragile: dune mobili, spiagge ampie d’estate e talora ridotte dalle mareggiate in inverno, una presenza umana sparsa e legata principalmente alla pesca e alla piccola agricoltura.

La bonifica agraria dell’Agro Pontino negli anni ’30 rese più sicuro e accessibile l’entroterra, ma lasciò la fascia costiera largamente intatta nella sua dinamica naturale.

Lottizzazioni e prime edificazioni


Con il boom economico del secondo dopoguerra, la costa laziale iniziò a subire trasformazioni strutturali. La crescita del reddito medio e la diffusione del turismo balneare spinsero un numero crescente di famiglie italiane a cercare seconde case al mare. In questo scenario, i terreni costieri, prima marginali dal punto di vista economico, acquistarono valore come lotti edificabili per villette e piccoli insediamenti stagionali. Le prime lottizzazioni tra Circeo e Terracina — soprattutto lungo la Litoranea e nelle zone retro-dunali come Porto Badino — nacquero spesso in modo spontaneo e talora in assenza di piani urbanistici organici, con frazionamenti dei fondi e costruzioni che talvolta superarono i limiti normativi vigenti. Sul piano socio-economico, questo fenomeno racconta di una trasformazione da economia rurale a società dei servizi e della villeggiatura, con uno spostamento progressivo della ricchezza locale verso il settore turistico-immobiliare.

Parallelamente, le dinamiche naturali della costa si mostrarono ben presto problematiche. Studi tecnici come lo Studio Generale sul Regime delle Spiagge Laziali e delle Isole Pontine del 1985 evidenziarono l’alta vulnerabilità dell’arenile pontino alle mareggiate e al trasporto litoraneo dei sedimenti, ponendo le basi per una comprensione scientifica dei processi di erosione che già dagli anni ’60 erano sotto osservazione.

Un episodio che segnò fortemente la coscienza collettiva fu la mareggiata dell’autunno 1966, che colpì duramente la costa laziale, alterando in alcuni punti la linea di riva e danneggiando strutture vicine alla spiaggia. L’evento spinse le amministrazioni e i tecnici a riflettere più seriamente sulle modalità di difesa costiera in un contesto in cui la pressione antropica sulla spiaggia stava crescendo rapidamente.

La presenza di un porto moderno rafforzò l’attrattività turistica dell’area e costituì un elemento di aggregazione socio-economica

Il porto del Circeo e l’etica delle infrastrutture


Negli anni ’70 fu completato il porto di San Felice Circeo, costruito per servire la pesca locale ma soprattutto la nautica da diporto, in rapida espansione. La presenza di un porto moderno rafforzò l’attrattività turistica dell’area e costituì un elemento di aggregazione socio-economica: circoli nautici, ristorazione, attività legate al mare si strutturarono attorno alla nuova infrastruttura.

Tuttavia, la sua presenza modificò localmente la dinamica delle correnti litoranee e dei sedimenti, accentuando fenomeni di accumulo in alcune aree e di deficit di sabbia in altre.

I pennelli anti-erosione:
soluzioni tecniche e conseguenze


La risposta alla crescente erosione passò attraverso interventi di tipo “duro”: i pennelli, barriere di roccia costruite perpendicolari o inclinate rispetto alla costa, con l’obiettivo di trattenere sedimenti e proteggere gli arenili e gli insediamenti retrostanti. Queste opere furono adottate progressivamente, basandosi su concetti di ingegneria costiera allora prevalenti.

Nel frattempo, le lottizzazioni continuavano a estendersi, facendo sì che sempre più abitazioni, residence e servizi turistici si trovassero esposti ai rischi legati all’erosione e alle mareggiate.

La costa prima della costruzione del porto

Circa anni ’60

Un equilibrio instabile, una storia ancora aperta


La narrazione del litorale tra Circeo e Terracina racconta quindi una metamorfosi socio-economica e paesaggistica: da costa marginale a meta balneare densamente frequentata, da economia tradizionale a sistema turistico-residenziale strutturato. Le prime lottizzazioni degli anni ’60-’70 rappresentano l’inizio di una pressione antropica che ha messo in evidenza i limiti delle risposte tecniche e urbanistiche disponibili all’epoca. Il porto, i pennelli, le urbanizzazioni e le critiche successive alle pratiche edilizie irregolari si collocano all’interno di un processo più ampio, in cui questioni ambientali, economiche e sociali si intrecciano.

Oggi il tema dell’erosione costiera resta centrale nelle politiche di pianificazione e tutela, con un crescente interesse verso approcci di “difesa morbida” e gestione integrata delle spiagge. Ma la storia delle costruzioni, dei piani urbanistici e delle opere costiere fra Circeo e Terracina resta una testimonianza eloquente di come lo sviluppo umano e le dinamiche naturali co-evolvano, spesso con tensioni e contraddizioni.

Un sincero ringraziamento all’Associazione Il Fortino per aver fornito le immagini storiche contenute in questa pagina.